Gruppo INI – Dna e nutrizione: un prezioso aiuto per vivere in salute

Dna e Nutrizione

Siamo davvero quello che mangiamo? Sembra proprio di sì. Un’alimentazione corretta significa salute e benessere.

Ne è assolutamente convinto Alessandro Grosso, specialista in scienze della nutrizione all’INI Grottaferrata, INI Villa Dante e Villa Alba Centro Storico, che racconta le nuove frontiere della moderna scienza dell’alimentazione.

Nutrigenetica e nutrigenomica, facciamo ordine
Entrambe le discipline fanno parte di una grande famiglia con informazioni e valutazioni cliniche sul paziente che hanno a che fare con il Dna.

La nutrigenetica studia l’impatto che la diversità genetica individuale ha sulla alimentazione. In sostanza, come la persona è in grado di metabolizzare e affrontare l’utilizzazione dei nutrienti.

La nutrigenomica, al contrario, ricerca l’effetto che gli alimenti hanno sul genoma e sul metabolismo. Uno su tutti, l’esempio dell’aglio e dei composti solforati che alterano le caratteristiche del Dna e hanno azione anti cancerogene ed effetti positivi sul ciclo cellulare.
Sono esami che non sono sottoposti a incertezza con un alto grado di specificità e affidabilità. Il risultato, ed è molto importante sottolinearlo, è certo e non cambia per tutta la vita. Quando sappiamo cosa è scritto nel nostro codice genetico, creare adattamenti di tipo ambientale è avere la soluzione definitiva. Oggi lo possiamo fare in ambito alimentare, ma presto sarà possibile estenderlo per combattere ogni patologia.

Perché fare i test genetici
L’esame si rivolge soltanto alla nutrigenetica e serve a conoscere, nel modo più sicuro e approfondito possibile, la predisposizione genetica dell’individuo nei confronti dell’alimento. Ad esempio eventuali intolleranze, come quella al caffè, al lattosio, ai solfiti, all’istamina, all’alcool, al fruttosio e, non da ultima, l’intolleranza al glutine. Specialmente per chi soffre di malattie cardiovascolari, obesità, diabete, dislipidemia, stati infiammatori cronici – una volta conosciuti i risultati e modificato, in base a questi, il proprio stile di vita – è possibile migliorare la prognosi e soprattutto le aspettative di vita perché è possibile tenere sotto controllo i possibili sviluppi della patologia. Grazie al test possiamo sapere ‘di cosa siamo fatti’ e intervenire rimuovendo gli ostacoli che non ci fanno stare bene.

È un test invasivo?
Assolutamente no. ll test è molto semplice, per nulla doloroso. Si tratta di un prelievo di campione salivare, attraverso un piccolo tampone che viene strofinato sulla superficie interna della guancia, al di sotto della lingua.

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L’analisi dei risultati
L’esito del test permette di cambiare l’alimentazione dell’individuo in modo definitivo. Per quanto riguarda la gestione favorevole del peso corporeo, ci tengo a sottolinearlo, non deve essere una priorità. Chi decide di sottoporsi al test deve avere un interesse duraturo e profondo della propria salute in termini di interazione con il cibo.

Qualche esempio
Ce ne sono davvero tanti. E tutti significativi. Per quanto riguarda l’intolleranza al lattosio, oggi se ne parla tanto, riusciamo a rilevarlo con specificità elevatissima e quindi la soluzione per ‘sentirsi bene’ non è solo quella di escludere banalmente il latte ma anche gli alimenti che lo contengono.

Nel caso della caffeina il discorso si estende, perché non si tratta solo dell’intolleranza a questo ergonegico del caffè ma, soprattutto, alle sue implicazioni negative come, ad esempio, quelle in una donna in gravidanza. Durante la gestazione, una metabolizzazione lenta di caffeina può essere la causa di problemi più o meno gravi, a cominciare da un più elevato rischio di aborto spontaneo.

Non solo, è importante tenere conto della sensibilità al principio attivo che altera la normale farmacologia del paziente. Un dato essenziale e il più delle volte sconosciuto perché non c’è un test a certificarlo o un sintomo a farlo sospettare. Un paziente che prenda anticoagulanti e risulti essere intollerante in condizioni di omozigosi alla caffeina, dovrebbe adattare la propria alimentazione per una maggiore efficacia della terapia farmacologica.

Stessa cosa per quanto riguarda l’intolleranza ai solfiti adoperati come conservanti e presenti, ad esempio, nel vino bianco o nella frutta secca. Avere una intolleranza non significa sempre abolire del tutto questi cibi ma conoscere la propria predisposizione genetica è, non smetto di ripeterlo, davvero prezioso.

A volte le intolleranze hanno a che fare con problemi di coagulazione e quindi con pazienti con una predisposizione a malattie cardiovascolari. E in questa fase entra in gioco la nutraceutica: la necessità di assumere alcuni integratori alimentari che diventano non solo consigliati ma essenziali. Una intolleranza ai solfiti di un certo tipo, ad esempio, indica che per tutta la vita dovrò prendere vitamina B9.

Quando fare il test
La risposta corretta è il prima possibile. Non è mai troppo presto o troppo tardi. Arriverà un momento che queste informazioni genetiche saranno disponibili alla nascita. In questo modo sarà possibile effettuare tempestivamente adattamenti alimentari o farmacologici sul paziente neonato, anticipando le problematiche che derivano da interazioni non compatibili tra alimento e individuo.

Dietologia e nutrizione: i nostri servizi svolti dal Dott. Alessandro Grosso nelle sedi di INI di GrottaferrataINI Villa DanteVilla Alba Centro Storico.

  • Anamnesi Alimentare
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