Gruppo Ini

Storia del Gruppo

E’ caduto nel 2007, il 60° anniversario dell’attività sanitaria del Gruppo INI.

Sembra ieri quando nel 1947 il prof. Delfo Galileo Faroni aprì il suo primo studio medico a Roma, in via Torino 122. Da allora lo studio si è trasformato in un grande gruppo sanitario, il Gruppo INI, Istituto Neurotraumatologico Italiano, per l’appunto, da sessant’anni “al servizio della Comunità”. Articolato in più Divisioni, il Gruppo INI è presente in molte aree del Paese. Tutte le strutture (circa 1.000 posti letto e oltre 1.200 dipendenti) sono abilitate al ricovero, all’assistenza specialistica ambulatoriale e sono tutte accreditate con il Servizio sanitario nazionale. L’Istituto ha attivi al suo interno un Consiglio scientifico e varie Unità di ricerca e sperimentazione che operano in stretto collegamento con le Università di Roma “La Sapienza” e “Tor Vergata”, e l’Università di Urbino. I principi ispiratori dell’Istituto, fin dalla fondazione, sono orientati verso valori etici primari, volti alla promozione non solo della salute fisica in senso stretto, ma anche di un benessere psico-fisico frutto di una visione olistica dell’individuo, ossia orientata all’individuo in tutte le sue dimensioni psico-fisiche. Per raggiungere tali obiettivi, l’INI cura, con particolare attenzione, la professionalità e la competenza delle sue risorse umane, in modo da assicurare efficienza ed efficacia tecnico-organizzativa dei sistemi gestionali, integrando tali professionalità con continui supporti formativi. Dal 2000 il Gruppo INI, dopo aver intrapreso un progetto di miglioramento delle Qualità dei propri Servizi, ispirato alla applicazione della normativa ISO 9001, ha ottenuto per tutte le sue strutture l’acquisizione ufficiale del riconoscimento internazionale denominato “Certificazione” UNI EN ISO 9001:2000, da parte dell’Ente certificatore CSQ di Milano. In Italia la prima Scuola medica ad affermarsi fu la Scuola medica salernitana, che fiorì intorno all’anno Mille, ricollegandosi strettamente alla tradizione del grande Ippocrate. I Monaci Benedettini, depositari di questa scienza, conoscevano bene l’importanza dell’ambiente sulla salute degli individui. L’attenzione che quei Medici-Monaci riponevano sul fattore ambiente costituì una forte motivazione per il fondatore del Gruppo INI, che sin dal 1947, mentre apriva il suo studio di Via Torino, già pensava di realizzare cliniche che fossero al servizio di chi soffre, lontane da ogni inquinamento ambientale ma non distanti dalle idee, programmi e benemerenze scientifiche, dove alcuni momenti negativi trovano, a fronte della qualità ed efficienza dei servizi, compensazione nel rispetto della “umanità” e della “dignità” del malato. Case di cura dove l’aspetto segregativo dell’ospedale è abiurato, mentre trova ampia applicazione il concetto di “struttura aperta”. Un’idea che si è concretizzata, tant’è che in tutte le cliniche del Gruppo INI, i pazienti sono considerati soggetti attivi nel processo di ricovero e non solo un numero di posto letto; l’ospite viene accolto con sorriso gentilezza e disponibilità; i visitatori possono effettuare visite ai propri cari grazie a un “orario di non visita”, che di fatto ha abolito l’orario di visita al degente. Senza mai perdere di vista i nuovi processi socio-sanitari per essere tempestivamente al passo delle richieste, delle tecnologie e delle patologie. Incontriamo il prof. Faroni nel suo studio, lo storico studio di Via Torino, una stanza dalle dimensioni normali ma arredata con gusto e sobrietà, al quale “mai” rinuncerebbe. E’ soddisfatto il prof. Faroni per aver concretizzato un’idea e raggiunto un obiettivo forse anche per lui inaspettato. L’uomo però è determinato, di quelli che una volta si definivano “tosti” e con orgoglio ci sottolinea il fatto che subito dopo la laurea in medicina e chirurgia avrebbe anche lui dovuto percorrere tutti i calvari e la via Crucis come accade ai medici laureati da poco. «Senza smarrirmi nell’inquietudine di un giovane medico, non propenso ad accettare il vassallaggio – racconta il prof. Faroni –, senza prospettive di lavoro ma con una visuale affatto ristretta dei fatti della vita mi buttai subito nella mischia, cercando di capire quali erano i settori lacunosi della medicina e mi accorsi della necessità di sostituire o quanto meno affiancare alle terapie farmacologiche di molte malattie reumatiche e neurologiche, la fisiokinesiterapia, la balneoterapia e la riabilitazione motoria». Si trattava di realizzare un poli-ambulatorio di almeno 10 locali per collocarvi apparecchiature di fisioterapia, che all’epoca erano maggiormente in uso, e un paio di studi medici. C’erano però due problemi spinosi da risolvere: il primo reperire locali al centro di Roma, il secondo approntare una considerevole cifra. La guerra era finita da poco. Le case libere, molto poche per la verità, venivano assegnate dal “Commissariato alloggi” la cui dirigenza era stata affidata ad un magistrato. «Caso volle che, al primo piano dello stesso stabile di Via Torino, dove vivevo – continua il prof. Faroni – cessò la sua attività un settimanale che si chiamava “Domenica” ed il vasto appartamento, occupato dalla redazione della testata, rimase chiuso. Iniziai subito la pratica per l’assegnazione di quell’appartamento, ma purtroppo dovetti rendermi conto che quel commissariato alloggi era invaso da affaristi rapaci, intrallazzatori, faccendieri di bassa lega, falsi bisognosi e via dicendo. Sempre fedele al concetto che le cose si possono raggiungere per le proprie capacità e valore personale, non indietreggiai di fronte a quella masnada di calabroni affamati e cercai di ottenere un appuntamento con il magistrato». «L’incontro fu di un’emozione inenarrabile che forse la mia immagine non riuscì a gestire. Volle sapere particolari della mia professione, mi disse che aveva un figlio al liceo che voleva fare medicina e se ero d’accordo con la scelta del ragazzo. Fu felicissimo che approvai e aggiunsi che per diventare un bravo medico doveva frequentare, come stavo facendo io da anni, l’Istituto di Anatomia patologica e prendere dimestichezza con le autopsie. In seguito seppi che il figlio si laureò in medicina e fece una brillante carriera diventando uno dei migliori anatomo-patologi d’Italia». «E’ inutile dire che, con straordinario intuito psicologico, mi assegnò l’appartamento dove nacque “l’Istituto di Cure Fisiche”, primo ancora oggi nel suo genere nella Capitale e tutt’ora mio punto di riferimento». Non aveva ancora compiuto trent’anni il prof. Faroni che era già il medico personale dell’on. Macrelli, allora Presidente della Camera dei Deputati, e dell’on. Randolfo Pacciardi, Ministro della Difesa, che tra l’altro lo volle al Patto Atlantico come esperto di problemi sanitari. «Ricordo che all’epoca dovetti combattere per rifiutare una candidatura, più che sicura nel Partito Repubblicano, a deputato – continua –, ma per la politica sinceramente non ho mai avuto alcuna passione.Viceversa una cosa che mi sta molto a cuore è ricordare in quell’epoca la mia permanenza nell’Esercito come Ufficiale dello Stato Maggiore Difesa, dove rimasi per un periodo di tempo di circa dieci anni, addetto in parte ai Servizi Informazione Forze Armate (SIFAR), servizi segreti (veramente segreti, dalle labbra sigillate), dove gli uomini che ne facevano parte non venivano certamente colpiti da cicloni giudiziari incomprensibili o scandaletti da ballatoio». Tra tante meteore nel firmamento politico, militare, ecclesiastico, sportivo, illustri personalità culturali nazionale e internazionali, che hanno frequentato l’Istituto di Cure Fisiche vanno ricordati artisti come: Lauri Volpi, Mario Del Monaco, Corelli, Renato Rascel, Nuto Navarrini, Vera Roll, Carlo Dapporto, Wanda Osiris, Cesco Baseggio, Nino Taranto, Maria Callas, Carla Fracci e tanti altri. «Uno straordinario affresco di personaggi stravaganti e vanesi, ma con classe, che, chiusi nella loro onnipotenza, sembravano avere una natura divina». Va sottolineato che un rigore minuzioso lo ha sempre mantenutoli prof. Faroni per la sua professione; infatti in quegli anni frequentava l’Università come assistente ed essendo dotato di una grande forza di volontà e una tenacia professionale non comune oltre ad essersi perfezionato in Reumatologia e Medicina dello Sport presso l’Università La Sapienza di Roma, aveva aperto ambulatori per visite mediche a Perugia, Nettuno, Riano Flaminio, Aprilia, Villa Alba di Tivoli. Dopo l’apertura dell’Istituto di Cure Fisiche rilevò il famoso Centro Inalatorio di via Rasella conosciuto da buona parte dei romani. «Erano tempi in cui si lavorava 12 ore al giorno ed anche nei giorni festivi, eppure ci scappava anche il tempo per coltivare un’altra passione, che è stata per me fonte di commozione, gioia e piacere: il Giornalismo, principale motore della vita sociale, se stretto in giusti limiti». Il prof. Faroni ha scritto, infatti, centinaia di articoli di medicina, costume, politica e quant’altro, su importanti quotidiani e settimanali italiani e stranieri. Una attività che svolge ancora oggi con assiduità e successo. «Ricordo – conclude questo nostro primo incontro – che all’epoca fui intervistato da uno dei giornali più prestigiosi “La Tribuna Express” del New Olding Magazine». Da Villa Maddalena al Medicus La prima clinica del Gruppo INI nacque per curare i bambini affetti da tubercolosi, poi arrivò la sollecitazione a realizzare una clinica specializzata per il trattamento del mongolismo e di alcune gravi endocrinopatie. Con la nascita dell’Istituto Neurotraumatologico Italiano di Grottaferrata, il Gruppo sanitario si apre alle nuove frontiere della medicina dotandosi di macchine pesanti e tecnologie avanzate in difesa della salute. Nel 1961 la tubercolosi non era stata ancora debellata. I bambini, predisposti alla malattia per motivi vari, necessitavano di soggiorno-ricovero in collina e di una alimentazione adeguata. «Il pensiero torna a due miei colleghi, il dott. Staffieri, tisiologo, e il dott. Rossi, i quali mi suggerirono l’idea di realizzare una clinica per questi bambini», prosegue nel suo racconto il prof. Delfo Galileo Faroni, fondatore e presidente del Gruppo INI (la prima parte della storia riguardante la nascita del Gruppo INI è stata pubblicata sul n. 1/2007 di INInews, n.d.r.). Nacque così “Villa Maddalena”, la prima clinica del Gruppo INI. «Per un atto di riconoscenza e di giustizia, però, devo rivolgere a questo punto un pensiero di gratitudine ai miei meravigliosi genitori, scomparsi da qualche anno, che, sempre per l’amore sviscerato per il loro unico figlio, rinunciarono, senza incertezze, senza paura e senza rimanerne sgomenti, alla proprietà dello stabile dove sarebbe sorta Villa Maddalena per soddisfare il mio “essere medico”. Questi, non si può negare, sono i veri principi dell’amore, del rispetto, della considerazione e della solidarietà. Un esempio che conservo e conserverò per sempre gelosamente nell’anima e nella cassaforte del mio cervello». Dopo qualche anno, debellata la tubercolosi, Villa Maddalena fu trasformata, con radicali modifiche strutturali, in “Villa Alba”, un istituto per il ricovero di disabili fisici e mentali. Tivoli non accettò questo cambiamento per la presenza nella zona chic della città di un istituto che ospitava bambini Down e portatori di gravi tare fisiche e psichiche. «Siccome, per temperamento, non ho mai piegato il capo all’ingiustizia e al sopruso – prosegue il prof. Faroni - nonostante continuassero a gettare discredito sulla clinica, rimasi indifferente ai fatti e con caparbietà continuai la mia opera con grande successo e senso di umanità». Arrivò poi la sollecitazione a realizzare, con il prof. Pende, nelle immediate vicinanze di Roma, una clinica specializzata per il trattamento del mongolismo e di alcune gravi endocrinopatie. «Non fu difficile – prosegue Faroni – trovare una specie di tenutella nei pressi di Mentana, a due passi dal raccordo anulare dove nel breve tempo di sei mesi realizzammo una splendida clinica che chiamammo “Villa Azzurra”». Le cose per i primi anni andarono bene, poi cominciarono dissensi e divergenze tra i soci che, come accade sempre, finirono per inasprire gli animi, a tal punto che il prof. Faroni decise di lasciare a Pende la gestione della clinica. «In seguito la struttura, nel giro di pochi mesi, chiuse i battenti e divenne preda di ruberie e danneggiamenti. Dopo qualche anno la proprietà della clinica passò completamente nelle mie mani e la riportai alla dignità di casa di cura, perla da infilare nella collana dei miei successi». Oggi con il nome di “Villa Alba” è una delle case di cura per disabili fisici e psichici più attrezzate d’Italia. Ha una capienza di 200 posti letto per il ricovero di detti pazienti, e un’assistenza domiciliare e ambulatoriale. E’ circondata da un parco di oltre tre ettari, con piante di alto fusto, dispone di una grande piscina riscaldata per il recupero motorio in acqua e di uno zoo con piccoli animali per la Pet Therapy. La capacità psicologica del prof. Faroni è stata sempre quella di aver saputo vedere dietro l’angolo e di non essere stato vittima di appiattimenti della creatività. «Erano cominciati da poco gli anni Settanta – ricorda il presidente del Gruppo INI –, che si presentò nel mio studio di via Torino, a Roma, un sensale di Marino per propormi l’acquisto di un monastero nel territorio di Grottaferrata, che il Pontificio Collegio Scozzese di S. Andrea Apostolo intendeva vendere». «Mia madre assistette al colloquio e mi spronò ad acquistarlo perché avrebbe rappresentato per me un’affermazione professionale a livello nazionale se l’avessi destinato a Istituto di diagnosi, cura e ricerca. In effetti, l’idea di realizzarci un luogo di cura che fosse lontano da ogni inquinamento ambientale, ormai tipico delle grandi metropoli come Roma, ma non distante dalle idee, programmi e ricerche scientifiche della Scuola Medica Romana, mi allettava. Per cui alla fine accettai». Nacque così l’INI, Istituto Neurotraumatologico Italiano (da cui poi per estensione ideale e organizzativa deriva la denominazione a tutto il Gruppo sanitario) con l’obiettivo di operare in quattro direzioni ben precise: diagnosi, terapia, riabilitazione, insegnamento e ricerca. Tenuto conto della continua evoluzione degli strumenti diagnostici e terapeutici, necessari per allargare il campo delle conoscenze e la precisione diagnostica e aprire nuove frontiere alla terapia, l’INI diventò il più moderno centro di alta specializzazione, dotandosi di macchine pesanti e tecnologie avanzate in difesa della salute. In questa ottica l’INI fu il primo centro ad introdurre in Italia il Lithotripter (volgarmente detto “spacca sassi”), una straordinaria macchina che frantuma e polverizza i dolorosi calcoli renali con onde d’urto, senza intervento chirurgico e senza alcun rischio per il paziente, e fu anche il primo ad installare la Risonanza magnetica nucleare (RMN) che, utilizzando i campi magnetici, raggiungeva le fibre più nascoste e irragiungibili del corpo, permettendo così diagnosi precocissime. «Aperto l’Istituto Neurotraumatologico Italiano di Grottaferrata, sebbene l’impegno economico fosse stato di notevole portata – prosegue il professore – furono acquistai due stabili siti in Roma: uno in via Casilina, l’altro a Centocelle, dove vennero realizzati ambulatori di radiologia e fisioterapia». E’ superfluo dire che ministri, scienziati, premi Nobel, giornalisti e studiosi della materia, sono stati sempre presenti ai vertici di alto livello che l’INI ha periodicamente organizzato con Istituti universitari italiani ed esteri, con l’Associazione stampa medica italiana e rappresentanti dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) e quant’altro. «L’insegnamento, infatti, è stato ed è un’altra caratteristica dell’INI. Ricordo tra gli altri il “Corso di perfezionamento in RMN, applicato alle scienze mediche e biologiche”, tenuto con l’Università degli Studi di Urbino e primo in Italia». Poco prima di dare inizio alla realizzazione dell’INI, ci fu un altro evento importante nella vita del prof. Faroni. «Vinsi – ci dice – la Cattedra di Antropologia medica e successivamente di Reumatologia presso l’Università degli Studi di Urbino. Pur avendo avuto, negli anni successivi, la possibilità di cambiare Ateneo, consapevole del gravoso peso da portare facendo settimanalmente il pendolare, decisi che la scelta migliore era quella di restare a Urbino, e così il mio impegno da professore è durato per oltre 30 anni». «Siccome tutti portiamo incarnati, a nostra insaputa e nostro malgrado, successi e delusioni – riflette il prof. Faroni – per ubbidire al mio istinto devo dire che, nel corso della lunga attività professionale e imprenditoriale, ci sono stati eventi difficili da digerire, incomodi diventati tormento, che con grande forza di volontà ho sempre considerato come punture di insetti fastidiosi. Del resto individui guasti di capo, che si comportano così, vanno considerati come uno scherzo cattivo della natura. Con questo non voglio negare che anch’io abbia lati oscuri del carattere, ma per lo meno ho sempre cercato di scostarmi dalle convenzioni sociali. Ma andiamo avanti». Chi da Roma percorrendo la via Tiburtina si avvicina a Tivoli scorge, al di sopra del tempio della Dea Bona, un edificio imponente, costruito, in posizione collinare, in occasione delle Olimpiadi del 1960, come sede della squadra italiana di calcio, e successivamente adibito ad hotel. Un posto magnifico per farci una clinica, per chi crede nella filosofia olistica ma anche una sfida per chi, come il prof. Faroni, è dotato di fantasia e creatività. Sentite come è andata. Un medico fisiatra, il dott. Franco Giulietti, valente collega e primario del reparto di fisioterapia e riabilitazione dell’INI, chiese un giorno al prof. Faroni se gli interessava prendere contatti con il comm. Genesio Martinelli, proprietario dell’Hotel Mediterraneo di Tivoli, località Monteripoli, che intendeva vendere o trovare soluzioni alternative all’albergo. «L’incontro avvenne qualche giorno dopo presso l’albergo – racconta il presidente del Gruppo INI – e non fu difficile rendermi conto della pochezza di idee del commendatore quando mi espose progetti velleitari che, se realizzati, sarebbero finiti nel fallimento. L’albergo di gran lusso, anche nei minimi particolari, si era trasformato in un disastro e i progetti che il comm. Martinelli voleva realizzare erano soltanto veli da mettere sulla piaga». «Apprezzò invece la mia idea di trasformarlo in casa di cura per medicina e lungodegenza. Morale della favola, dopo avergli fatto pesare l’importanza del mio intervento professionale, nel giro di pochi mesi l’albergo fu trasformato in una clinica di 200 posti letto per medicina e lungodegenza». Un altro miracolo organizzativo da aggiungere agli altri e di cui ci si può vantare ed essere orgogliosi. Del resto per realizzare certe iniziative ci vogliono passione e sentimento, non bastano soltanto capacità e destrezza. Oggi la Divisione Medicus è una Casa di cura accreditata con il Servizio sanitario nazionale e dispone dei seguenti reparti: riabilitazione motoria, dialisi, nefrologia, medicina generale, neurologia, reumatologia, cardiologia, ortopedia riabilitativa, radiologia, TAC, esami di laboratorio, fisiochinesiterapia, palestre. Singolarità da rilevare: è stato ed è sempre difficile dimettere dalla Divisione Medicus i pazienti che, per varie patologie, vi soggiornano. Villa Dante, Canistro, Città Bianca: un tris di successo L'ulteriore espansione delle attività del Gruppo INI si è avuta con la nascita di Villa Dante, INI Canistro, Città Bianca, Villa Alba Veroli e La Torricella. «Villa Dante porta il nome di mio padre. E’ stata la mia casa dove i miei figli sono nati e vissuti per anni. Un luogo ricco di ricordi a cui sono molto affezionato», così prosegue il suo racconto il prof. Delfo Galileo Faroni, presidente e fondatore del Gruppo INI. Attraverso i suoi ricordi abbiamo percorso gran parte della nostra vita. Nella prima parte (pubblicata sul n.1 2007 di INInews ) abbiamo raccontato gli albori del Gruppo: dal 1947 alla fine degli anni Cinquanta. Nella seconda parte (v. INInews n. 2/2007) abbiamo percorso gli anni che hanno visto la nascita delle cliniche di Tivoli, Grottaferrata e Fonte Nuova. «Oggi ricordiamo un altro periodo della nostra storia, anni che hanno permesso una ulteriore espansione delle attività del Gruppo», sottolinea il prof. Faroni, ricordando come il dott. Di Stefano, medico provinciale di Roma di allora, volle esaminare le planimetrie dell’immobile di Guidonia dicendo che “apportando modifiche non sostanziali, potevano essere autorizzati una cinquantina di posti letto di medicina con particolare riferimento alla riabilitazione respiratoria, visto che la futura clinica sarebbe sorta nelle immediate vicinanze delle numerose cave di travertino di Tivoli”. E così nacque anche Villa Dante. «Un altro successo professionale ed economico raggiunto a tutti i costi – sottolinea il presidente dell’Istituto Neurotraumatologico Italiano -. Debbo dire comunque, e questo è un vanto, di non aver mai percorso vie contorte e illegali per realizzare gli obiettivi di cui oggi posso essere fiero. Villa Dante vive tutt’oggi ed è una Casa di Cura ad altissimo livello nella riabilitazione di malattie reumatiche e neurologiche, e dispone di un reparto specializzato per il trattamento della disabilità psico-fisica infantile». Molte cose, che nella vita accadono, non dipendono dal destino, ma bensì da circostanze singolari. Vediamo come. La madre del prof. Faroni era di origini abruzzesi «e un suo desiderio immenso – ricorda - era quello di bere un’acqua minerale che sgorgava spontaneamente da una montagna nei pressi di Canistro, nella Valle Roveto. Purtroppo quell’acqua, che veniva imbottigliata in maniera molto artigianale e in quantità modestissime, non era di facile reperibilità. Finii più volte sotto accusa per non essere riuscito a procurarle quell’acqua denominata Santa Croce». «Fin tanto che una domenica l’accompagnai a Canistro ed ebbi così modo di accertare che quell’acqua proveniva da un ambiente incontaminato, sgorgava da una montagna che toccava i 2000 metri, coperta da castagneti e faggeti, nella zona più suggestiva e pittoresca dell’Appennino centrale e, precisamente, nella Valle Roveto, territorio di Canistro località “Cotardo”. Arrivammo fino alla sorgente sul Colle Cranica e, dopo un’abbondante bevuta, come al solito, finimmo al ristorante dell’albergo “Gran Paradiso”». «In quell’occasione conoscemmo due autentici abruzzesi, proprietari della Fonte Santa Croce e dell’albergo con annessi ristorante ed il piccolo stabilimento di imbottigliamento. In una atmosfera di simpatica amicizia, venni a sapere che, per una serie di circostanze avverse, i loro affari non andavano bene e che avrebbero esaminato benevolmente la possibilità di una eventuale cessione parziale o totale della loro Azienda».«In me era già maturata l’idea di trasformare l’albergo “Gran Paradiso” in una clinica medico-chirurgica e specialistica d’avanguardia in Abruzzo, e potenziare, con macchinari moderni, lo stabilimento per l’imbottigliamento dell’acqua». Così avvenne. «Pur non avendo una natura divina, dopo meno di un anno aprii la clinica, dotandola di tre camere operatorie, un Lithotripter per la dissoluzione dei calcoli renali e, primo in Italia, un Lithotripter per la dissoluzione dei calcoli biliari, oltre ad attrezzatissimi reparti di fisioterapia, palestre, riabilitazione motoria, dialisi e altro. Portai a termine anche l’aggiornamento tecnico ed edilizio dello stabilimento per l’imbottigliamento dell’acqua Santa Croce». A questo punto entrano in scena i figli del prof. Faroni: Jessica Veronica e Cristopher, entrambi brillantemente laureati; in medicina, la prima, con specializzazione in neurologia, e in management, il secondo. L’avvento dei due figli del prof. Faroni nelle Aziende è stata una carta vincente. La dott.ssa Faroni iniziò ad occuparsi delle cliniche sia sotto l’aspetto sanitario che economico-amministrativo, risolvendo tanti spinosi problemi, ma soprattutto elevando la fama e la professionalità di tutte le case di cura. Il dott. Faroni, invece, ha dato all’Acqua Santa Croce tutte le sue energie, costruendo nuovi stabilimenti, modernissime linee di imbottigliamento. «Non c’è niente di più penoso di quando certe cose vengono smisuratamente gonfiate con desolante ostinazione. E’ il caso di Città Bianca. Ecco come sono andati i fatti. Un mio amico, al tempo Assessore all’Urbanistica della Regione Lazio – racconta il presidente del Gruppo INI – mi propose di acquistare in Veroli, località Foiano, un complesso immobiliare precedentemente adibito a Istituto climatico e al ricovero di ragazzi indigenti. Dopo averlo visitato, mi resi conto che sussistevano tutti i requisiti per realizzarci un complesso sanitario, altamente specializzato per la diagnosi e cura di una vasta gamma di patologie neurologiche, in particolar modo per patologie cerebrovascolari con l’aggiunta di reparti di riabilitazione per neuromotulesi, per interventi riabilitativi neurocognitivi, insomma più qualificati». Con l’aiuto di un abile capomastro, che da anni collaborava con il prof. Faroni, Città Bianca, nel giro di un anno, fu trasformata in una Casa di Cura di oltre 300 posti letto, con l’indicazione per patologie nervose centrali e periferiche, malattie reumatiche, cardiologiche, geriatriche, nefrologiche e oncologiche. Oltre alle attività di ricovero, la Clinica venne dotata di un modernissimo reparto di diagnostica con immagini (TAC - NMR - MOC - Ecotomografia - Endoscopia), fisiokinesiterapia, piscina riscaldata, palestre e quant’altro, più un raggruppamento oncologico con l’installazione di un moderno Acceleratore lineare. «La forza innovativa e la caparbietà di difendere ad ogni costo le mie iniziative, avevano ottenuto un altro grande successo – prosegue Faroni – ma tragici eventi si addensavano all’orizzonte sulla Sanità e le spiego che cosa: lo Stato italiano aveva costituito da poco una società pubblica, alla cui direzione erano state messe persone scolorite dall’anonimità, ma abili a tutelare i propri privilegi, denominata Italsanità, che aveva per oggetto l’assistenza alle persone anziane». Sostanzialmente miravano a gestire case di cura private, già funzionanti o da costruire, senza guardare troppo per il sottile. «In molti casi, dove l’onestà e la morale camminavano a rovescio, furono stipulati affrettatamente contratti di gestione, con canoni di affitto sproporzionati e inadeguati al valore del bene locato. Noi, al contrario degli altri che si agitavano tanto per affrettare l’affitto della loro Azienda, - prosegue - fummo ufficialmente invitati a fare un’offerta per la Casa di Cura Città Bianca di Veroli, allora appena terminata e unica struttura ospedaliera attrezzata all’avanguardia in tutta la zona. Nonostante avessi notato nel corso delle trattative un vuoto d’esperienza in materia di sanità da parte di quei funzionari dell’Italsanità, incaricati di seguire il business, accettai l’accordo, anche perché avvenne sulla base delle mie richieste. Debbo sinceramente dire che ebbi il dubbio che quegli incaricati, imbottiti di presunzione e alterigia, nascondevano ipocritamente ai loro occhi la realtà dei fatti». Dopo pochi giorni alcuni giornali cominciarono a parlare di un gigantesco malaffare, di una posizione gravemente compromessa, di una società pubblica allo sfacelo, infine le accuse furono rivolte specificatamente all’Italsanità. Seduti sulle macerie di uno scandalo finanziario, misurabile in centinaia di miliardi, alcuni alti esponenti finirono in galera e la Società bloccò tutti i contratti stipulati, presentando, per cercare di difendersi, denunce a destra e a manca. «Il contratto di Città Bianca, della durata di nove più nove anni, essendo rimasto notoriamente fuori da incastri e pasticci di ogni genere, non fu impugnato, ma fino a quando l’Italsanità era in piedi dovevo rispettare il contratto, quindi non potevo disporre dell’uso della Clinica». Ci vollero una serie di azioni legali per ottenere il pagamento dei canoni d’affitto. Questa situazione, in una atmosfera di degenerazione a livelli intollerabili, andò avanti per oltre dieci anni. «Un capitolo sofferto della mia storia – sottolinea il fondatore del Gruppo INI - un periodo esasperante e drammatico passato a fare cause e manutenere l’intero complesso. Alla fine l’Italsanità abdicò ritirandosi dai giudizi legali e restituendo la disponibilità della Clinica. Città Bianca nel giro di tre anni venne accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale per riabilitazione neuromotoria per bambini disabili, RSA, Acceleratore lineare». Oggi, con grande orgoglio, possiamo dire che è il complesso sanitario più grande del Gruppo INI. «Non vorrei arrogarmi una presunzione ingiustificata, ma, con la solita caparbia determinazione, mentre rimettevo in ordine e in efficienza Città bianca, ho acquistato uno stabile accanto alla Clinica e venuto a conoscenza che la zona era priva di qualunque tipo di assistenza per bambini e ragazzi disabili fisici e psichici, ho realizzato un Istituto, chiamato anch’esso Villa Alba, che oggi ospita 60 disabili». «Prima di chiudere questa chiacchierata sulle varie Case di cura che costituiscono oggi il Gruppo INI, essendo sempre stato all’avanguardia nell’ambito sanitario per attività innovative sia nell’applicazione di nuove forme diagnostiche, sia nell’erogazione di attività altamente qualificate riguardanti problematiche mediche chirurgiche e riabilitative e inerenti il recupero funzionale dei soggetti portatori di handicap, non posso non ricordare alla mia attenzione e a coloro che ci leggono un’attività socio-sanitaria che consentì il recupero e il reinserimento nel tessuto sociale attraverso lo svolgimento di attività ergoterapeutiche, riabilitative e terapeutiche, di soggetti anziani. Mi riferisco a “La Torricella”, un Centro Socio Sanitario Assistenziale, nato proprio in questa ottica in località Capistrello (Avezzano)». Qui termina la storia professionale e imprenditoriale del presidente del Gruppo INI. I fatti sono stati narrati così come sono avvenuti e non crediamo sia stato inutile esporli all’osservazione e alla curiosità di chi, in un modo o nell’altro, ha conosciuto, ha stimato, ha voluto bene al prof. Delfo Galileo Faroni. «Ogni essere umano ha nella vita grandi doveri da adempiere – dice, prima di congedarci - rette facoltà da coltivare, il diritto di affermare le migliori qualità della sua natura. Soltanto così si può raggiungere l’importanza dell’uomo di chiamarsi uomo».